Sono passate tre settimane dal lancio ufficiale di Google Chrome e il fermento intorno al nuovo browser non sembra destinato a spegnersi.
Non si placano le polemiche sulla licenza di utilizzo e neanche le voci su presunti bug e keylogger. Ma gli allarmismi attuali non sono totalmente condivisibili visto che sono state rilasciate solo delle versioni beta del nuovo prodotto made in Mountain View (l’ultima, la 0.2.149.30, è del 17 settembre).

Ho voluto testare il nuovo browser anche io sul mio MacBook, ma non essendo ancora disponibile una versione di Google Chrome nativa per Mac ho ripiegato sulla virtualizzazione offerta da Parallels (in alternativa è possibile utilizzare VMware o l’open source VirtualBox).

schermata iniziale

L’ultimo gioiellino di Google si presenta con un design essenziale e ad ogni avvio offre la visualizzazione delle pagine web più visitate.
Molto veloce, come già confermato da Cnet, ha la particolarità di offrire una navigazione a schede per processi isolati: in poche parole, se una scheda si blocca è possibile chiuderla senza mandare in crash tutto il browser ed evitare così di perdere tutte le proprie esplorazioni.

il Task Manager di Google Chrome

Altra caratteristica di Chrome è il suo Task Manager, accessibile cliccando con il tasto destro sulla barra di intestazione del browser, che permette di scoprire quali processi sono attivi (all’interno di Chrome) e quante risorse (dalla memoria alle risorse di rete) si stanno utilizzando in quel momento.
Da segnalare la sezione Statistiche per Nerd, in basso a sinistra, che offre una panoramiche più dettagliata sulle risorse impiegate.

Modalità di navigazione in Incognito

Se volete navigare evitando di lasciar traccia sul computer che state utilizzando, dovrete selezionare la modalità di navigazione in Incognito dal menu “pagina corrente” in alto a destra. In questo modo Google Chrome non registrerà nella sua cronologia i siti che visiterete ed eliminerà ogni relativo cookie alla chiusura del browser. E’ possibile navigare contemporaneamente in modalità normale e in incognito.

Google Chrome permette di importare automaticamente le impostazioni del proprio browser predefinito, dalla cronologia ai segnalibri, ma al momento è possibile operare solo con Firefox e Internet Explorer.
I feed RSS non sono ancora supportati, ma è logico ipotizzare una futura integrazione di Google Reader.

CrossOver Chromium

Da una settimana gli utenti Mac possono testare le potenzialità di Chrome anche attraverso CrossOver Chromium, un emulatore basato sul progetto open source Wine.
A differenza delle soluzioni di virtualizzazione, questa opzione è più veloce da eseguire perché richiede un impiego inferiore di risorse di sistema, ma non permette di vivere a pieno l’esperienza di Chrome: l’emulatore Wine, infatti, non replica perfettamente le funzioni base del sistema operativo di Windows per cui Chrome è stato inizialmente creato.

Non si conosce ancora la data di rilascio delle versioni ufficiali di Google Chrome, tantomeno quelle di Google Chrome per Mac. Ma è possibile ingannare l’attesa accontendandosi dell’affidabile Safari, del buon vecchio Firefox e di Flock, il Social Web Browser.

Il nuovo browser firmato Google

Direttamente dal blog officiale di Google, la presentazione a fumetti del nuovo browser open source lanciato dalla casa di Mountain View:

Google Chrome Comic Book

Le svariate revisioni apportate alla pagina di Wikipedia di Sarah Palin hanno incuriosito il popolo della rete: a ridosso della nomina ufficiale da running mate di Mc Cain, la voce in lingua inglese dedicata alla giovane governatrice dell’Alaska si è arricchita di dettagli e merletti fin troppo precisi.
L’utente wiki Young Trigg ha compilato con dedizione i paragrafi dedicati alla biografia della Palin, non trascurando il numero dell’unità in cui si è arruolato il figlio maggiorenne né il soprannome con cui era nota la donna quando giocava a basket, Sarah Barracuda.

Il suo lavoro così meticoloso gli ha anche permesso di aggiudicarsi uno degli encomi virtuali dell’Enciclopedia libera, una Barnstar tutta splendente. Ma la dovizia di particolari, il comportamento apparentemente naive di Young Trigg nei messaggi scambiati con alcuni responsabili della community di Wikipedia e il nome scelto per il progetto (Trig Paxson Van Palin è il nome del quinto figlio della governatrice) hanno insospettito gli utenti più attenti dell’Enciclopedia. C’è chi ha ricondotto le revisioni direttamente all’entourage della Palin, ma Young Trigg si è ampiamente difeso nella sua pagina personale wiki, smentendo qualsiasi legame con la famiglia Palin e con il suo comitato elettorale.

Chi ha arricchito quella voce su Wikipedia sembra aver fatto proprio lo slogan dei diretti avversari della cordata Mc Cain – Palin, quello “Yes, We Can” che ha tanto acceso i supporter di Obama.

Non ti piace ciò che è scritto sulla Palin su Wikipedia? Tu puoi cambiarlo. Yes, you can, appunto.

Tom è il primo contatto di tutti quelli che decidono di iscriversi a MySpace e che presto scoprono che quel ragazzotto sorridente in t-shirt bianca non è un tizio qualsiasi, ma uno dei fondatori del social network.

Ma forse non tutti sanno che Tom si è reso protagonista da teenager, insieme ad alcuni amichetti, di un importante attacco informatico contro una banca; secondo TechCrunch all’epoca dei fatti Tom era minorenne e non fu mai arrestato, ma gli fu sequestrata l’attrezzatura informatica che aveva utilizzato.

Dopo essere riuscito a violare i primi livelli di sicurezza del sistema informatico della Chase Manhattan Bank con lo pseudonimo di Lord Flathead, Tom avrebbe chiesto pieno accesso alla banca dati minacciando, in caso contrario, di distruggere ogni informazione archiviata. Ma nel frattempo la Banca avrebbe fornito informazioni utili all’FBI, rendendo possibile la rapida identificazione del giovane pirata. A quanto pare si trattò di una delle più vaste indagini nella storia del Bureau. E di certo i Federali non avrebbero mai pensato di ritrovarsi di fronte a una banda di adolescenti, sospettando che l’impresa fosse stata portata a termine da un gruppo di hackers navigati.

A quanto pare Tom promise di non commettere più reati del genere e affermò di aver compiuto l’attacco solo per poter accedere a dei sistemi che gli permettessero di imparare a programmare utilizzando dei compiler C (i computer dell’epoca disponevano di pochissima memoria e di processori talmente lenti da non supportare dei compilatori simili)

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